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     Legge di bilancio 2018, tutti gli incentivi per le nuove assunzioni

 

Per promuovere l’occupazione giovanile degli under 35, il Governo ha riconosciuto ai datori di lavoro, per un periodo di tre anni, l’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali nel limite massimo di 3.000 euro annui. Ecco quali sono le novità sulla decontribuzione


Sconto del 50% sui contributi previdenziali dovuti per i nuovi assunti under 35, con un tetto annuo di 3.000 euro e durata triennale dell’agevolazione. Questa la principale misura a disposizione nel 2018 per incentivare l’occupazione. La formula del bonus è tutt’altro che nuova in quanto è dal 2015 che il governo punta su questo tipo di agevolazione, poi adattata di anno in anno soprattutto sulla base delle risorse a disposizione in quel momento. Nella versione 2018, però, lo sgravio diventa strutturale, cioè, a differenza di quanto avvenuto in passato lo ritroveremo nel 2019, nel 2020 e così via, ma in futuro il neo assunto dovrà avere meno di 30 anni.

 

Quest’anno, quindi, chi assume una persona con meno di 35 anni può contare su una riduzione pari al 50% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro da versare correlati alla retribuzione. Tale sconto non incide sulla pensione futura del dipendente in quanto, a suo vantaggio, viene riconosciuta la contribuzione piena. L’agevolazione dura tre anni e vale per assunzioni a tempo indeterminato a tutele crescenti di una persona che non abbia mai lavorato con un contratto senza scadenza. È ammessa, inoltre, la “stabilizzazione” di chi è impiegato con un contratto a termine e ne firma uno a tempo indeterminato, purché ciò avvenga sempre prima dei 35 anni. È anche consentito beneficiare dell’agevolazione a fronte dell’assunzione di una persona che, terminato il periodo di apprendistato presso un altro datore di lavoro, non sia poi stato confermato nel rapporto a tempo indeterminato. Altra particolarità è la trasferibilità del bonus. Cioè se un lavoratore “portatore” dell’agevolazione cessa il rapporto di lavoro prima dei 36 mesi, può essere assunto sempre a tempo indeterminato a tutele crescenti da un’altra azienda e quest’ultima beneficia dei mesi residui di sgravio contributivo (la prima, invece, se ha licenziato il dipendente per giustificato motivo oggettivo entro sei mesi dall’assunzione perde il bonus e deve versare i contributi arretrati al 100%).

 

Ci sono poi due varianti che consentono di fruire di una riduzione totale dei contributi. La prima scatta a fronte dell’assunzione entro sei mesi dal conseguimento del titolo di studio di giovani che hanno effettuato, nella stessa azienda, un periodo di alternanza scuola-lavoro pari almeno al 30% delle ore totali di alternanza previste dalla normativa in relazione all’istituto frequentato. Esenzione totale anche per ragazzi che hanno svolto presso lo stesso datore di lavoro periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, quello di istruzione secondaria superiore e per il certificato di specializzazione tecnica superiore o apprendistato in alta formazione. In tutti questi casi lo sgravio al 100% dura 36 mesi e deve rispettare comunque il tetto dei 3mila euro all’anno. Quindi rispetto alla regola generale vengono “premiate” retribuzioni più basse. L’altra variante riguarda le regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. In questo caso i programmi finanziati dal Fondo sociale europeo possono prevedere l’innalzamento dello sgravio dal 50 al 100% fino a un tetto di 8.060 euro all’anno per le assunzioni di under 35, oppure anche di persone più grandi purché senza un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. Questo bonus specifico per alcune aree territoriali al momento non è strutturale e vale solo nel 2018.

 

L’agevolazione, nelle sue caratteristiche principali, richiama sotto più aspetti quelle già in vigore dal 2015. E’ proprio quell’anno, infatti, che il governo Renzi mise sul tavolo la soluzione più conveniente per i datori di lavoro: uno sgravio contributivo del 100%, fino a 8.060 euro l’anno e con durata triennale. L’anno successivo il bonus fu ridotto al 40%, con tetto di 3.250 euro all’anno e durata biennale. L’incentivo del 2015, in modo particolare, fu introdotto per dare un robusto aiuto alla stabilizzazione dei posti di lavoro e sostenere l’appeal del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti applicabile dal 7 marzo di quell’anno. Un tipo di contratto che, quantificando in modo preciso le indennità da riconoscere in caso di interruzione del rapporto, ha aumentato la flessibilità del mercato del lavoro in uscita. È dunque curioso che l’incentivo in vigore da quest’anno per favorire le assunzioni precisi che le stesse devono avvenire con il contratto a tutele crescenti, che nei fatti semplifica la possibilità di licenziare. Secondo la legge di bilancio 2018, qualora un datore di lavoro decida di assumere riconoscendo al dipendente il vecchio articolo 18 dello statuto dei lavoratori, non può accedere allo sgravio contributivo.

 

Sul fronte degli incentivi per gli investimenti delle imprese, invece, è confermata la proroga fino a giugno 2019 del super e dell’iper ammortamento per l’acquisto di macchinari e software legati a Industria 4.0, come già anticipato in questo blog a novembre. L’iper ammortamento, rispetto alla versione dell’anno scorso, amplia le tipologie di software agevolabili, aggiungendo quelli utili per gestire la catena dei fornitori nell’e-commerce, quelli per i servizi digitali a realtà aumentata e quelli per la logistica a elevata integrazione delle attività di servizio. Confermato anche il rifinanziamento della Nuova Sabatini con 330 milioni di euro nel periodo 2018-2023 (il 30% riservato a Industria 4.0), per supportare gli investimenti delle piccole e medie imprese in macchinari e impianti.

 

di Matteo Prioschi - Giornalista de Il Sole 24 Ore

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