Mobilità condivisa, le aziende italiane si affidano al Car Sharing nella gestione delle flotte.

 

Abbatte i costi della mobilità e ottimizza l’uso dei veicoli. Le società di noleggio a lungo termine hanno aggiornato l’offerta con nuove soluzioni.
 

mobilita condivisa

 

Non sempre una flotta - di proprietà o in noleggio a lungo termine - è in grado di soddisfare appieno le esigenze di mobilità di un’azienda e dei suoi dipendenti. Alcune volte i mezzi non sono mai disponibili quando servono, per scarsità apparente di risorse. Altre volte, invece, il parco auto resta inutilizzato per buona parte del tempo. Due scenari opposti, ma che raccontano la stessa criticità: quando si tratta di mobilità aziendale oggi non si può più pensare in modo standard. Servono modelli flessibili e sinergia fra diverse soluzioni, ciascuna adatta a specifiche esigenze di utilizzo, anche momentanee.

 

Alcuni dei dati diffusi dall’Associazione nazionale industria dell’autonoleggio e servizi automobilistici (Aniasa), che ha presentato il rapporto “Il Car Sharing in Italia” fa  emergere una crescita costante dei servizi di noleggio veicoli e car sharing e conferma l’evoluzione della mobilità italiana dalla proprietà alla formula on demand”.

 

Grazie all’auto condivisa quasi due utenti su dieci hanno già rinunciato all’auto di proprietà, che presenta costi di gestione più onerosi rispetto al car sharing per percorrenze annue medio/basse (fino a 8.300 Km/anno, per un’auto di medie dimensioni). Mobilità a costi contenuti. Per le aziende italiane il taglio alle spese di gestione delle flotte passa dal car sharing.

 

L’analisi evidenzia come oltre metà degli utilizzatori viaggi su vetture condivise in compagnia di una o più persone, abbattendo ulteriormente i costi e come ognuna di queste auto tolga dalla strada fino a nove vetture in proprietà. Ma il successo di questa formula non si ferma qui. Il car sharing costituisce una soluzione strategica per i centri urbani medio-grandi, ma anche per la mobilità aziendale. Diverse sono le società di noleggio a lungo termine che hanno introdotto, ormai da molti mesi e con diverse modalità, questi servizi. Per interpretare al meglio le esigenze di mobilità delle singole aziende, vengono dapprima condotti veri e propri audit finalizzati a identificare gli specifici bisogni e la soluzione di car sharing più adeguata al parco auto considerato. Una volta attivato il servizio, i dipendenti possono prenotare le auto accedendo a una piattaforma online attraverso pochi semplici passaggi, prendendole a noleggio sia per le trasferte di lavoro, che per il tempo libero (ovvero nelle fasce orarie serali e nel weekend). Secondo stime elaborate da alcuni operatori del settore, il servizio di car sharing aziendale consente di “ridurre i costi della mobilità aziendale fino al 20%”, ottimizzando allo stesso tempo l’utilizzo dei veicoli in flotta e riducendo le spese delle trasferte. Questi dati trovano conferma nello studio “Flotte aziendali 2016”, promosso da Top Thousand, l’osservatorio sulla mobilità aziendale composto da fleet e mobility manager di grandi aziende nazionali e multinazionali. L’analisi attesta come anche nel comparto delle flotte aziendali si stiano facendo strada nuove forme di mobilità condivisa: il 20% delle aziende intervistate mette già oggi a disposizione del proprio personale i servizi di sharing pubblico, mentre quasi il 50% fa ricorso al corporate car sharing.

 

Dall’esigenza di “sfruttare” al meglio i veicoli a noleggio già presenti in flotta è nata da alcuni mesi anche la nuova soluzione di car sharing di Arval. L’operatore del gruppo Bnp Paribas offre la possibilità di utilizzare le auto in condivisione non solo per scopi aziendali, ma anche per uso privato semplicemente modificando il profilo di accesso e di addebito del costo. «I veicoli aziendali stanno fermi per l’80% del tempo», sottolinea Grégoire Chové, direttore generale di Arval Italia, spiegando che offerte di mobilità come il car sharing promiscuo (a uso aziendale e privato) continueranno a crescere nei prossimi anni. Ha iniziato a guardare alle aziende anche Ubeeqo, start-up francese di mobilità condivisa acquisita dal gruppo Europcar. La società è da poco arrivata in Italia (per ora solo a Milano) con un servizio di car sharing a postazione fissa: alle grandi aziende offre la possibilità di un servizio e una flotta dedicata, mentre a piccole realtà e professionisti consente di accedere alle auto disponibili prenotando in anticipo la vettura e attivando un profilo business con cui gestire le corse e i dipendenti.

 

Uno scenario, dunque, in costante evoluzione che sta iniziando a modificare il concetto di mobilità urbana, e non solo, e che oggi si deve confrontare con rigidità che rischiano di ingessare un mercato fortemente dinamico. “Manca innanzitutto una definizione normativa di ‘vehicle sharing’, così come una cornice legislativa unica per gli operatori pubblici e privati, i quali si confrontano con regolamentazioni del servizio disomogenee fra una città e l’altra, che creano confusione nell’utente finale specialmente quando è in trasferta”, evidenzia Andrea Cardinali, presidente Aniasa, che aggiunge: “È necessario un potenziamento delle infrastrutture, prevedendo, tra l’altro, parcheggi dedicati e di scambio intermodale presso stazioni ferroviarie e della metropolitana, centri commerciali, poli universitari e ospedalieri: vere e proprie ‘isole della mobilità’ dove l’utente possa cambiare mezzo di trasporto in modo agevole e garantito”.

 

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